25 APRILE: RIFLESSIONI SULLA GIORNATA DELLA LIBERAZIONE

Introduzione

Il 25 aprile si celebra la Liberazione. Tuttavia, attorno a questo termine non sempre c’è la necessaria chiarezza. Questo articolo si propone quindi di far luce su questa data e sull’evento ad essa associato, passando per un’introduzione storica del periodo degli anni ‘40 del Novecento.

La storia

Per comprendere cosa sia la Liberazione bisogna prima ricordare la data del 9 luglio 1943, quando le truppe degli Alleati sbarcarono in Sicilia. Questa operazione, nota come operazione Husky, fu cruciale nell’apertura di un fronte in Italia, che continuò ad espandersi. L’8 settembre dello stesso anno venne annunciata la firma dell’armistizio di Cassibile, in realtà firmato cinque giorni prima, che prevedeva la resa incondizionata delle truppe italiane ed il conseguente disimpegno dall’Asse.

Tuttavia, pochi giorni dopo le truppe tedesche occuparono l’Italia, liberando Benito Mussolini (arrestato il 25 luglio di quell’anno) e istituendo la Repubblica di Salò. Il fronte italiano rimase dunque aperto per altri 2 anni, e vide contrapporsi le forze nazifasciste alle truppe alleate, affiancate da numerosi gruppi partigiani controllati dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI). L’autorità del Duce rimase quindi integra, anche se cominciò a sfaldarsi.

Tutti questi avvenimenti portarono al 25 aprile 1945, data nella quale il CLNAI proclamò l’insurrezione generale di tutti i territori ancora sotto il dominio nazifascista. I soldati tedeschi e della Repubblica di Salò quindi si ritirarono da Torino e da Milano e numerose città furono liberate. Il 27 aprile le forze partigiane della 52esima Brigata Garibaldi “Luigi Clerici” arrestarono Benito Mussolini. Il giorno dopo ci fu la fucilazione del Duce, della sua compagna Clara Petacci e di altri gerarchi fascisti. 

La Festa della Liberazione venne celebrata per la prima volta il 25 aprile 1946, e dal 1949, dopo la proposta di Alcide de Gasperi, il 25 aprile divenne una festa nazionale.

Perché si parla di liberazione

Se si guardasse soltanto a ciò che è stato detto fino ad ora, il 25 aprile segnerebbe soltanto la fine dell’occupazione tedesca e del governo fascista in Italia. Tuttavia, si parla di “Liberazione”. Le cause che hanno portato all’utilizzo di questo termine vanno ricercate non solo nel periodo della Seconda guerra mondiale, ma vanno ricercate in tutto il ventennio fascista.

Innanzitutto, è importante ricordare che i primi seggi in parlamento del PNF (Partito nazionale fascista) vennero vinti alle elezioni del 1921. Tuttavia, il 28 ottobre 1922 migliaia di sostenitori si diressero verso Roma, minacciando la presa del potere con la violenza. A quel punto, il re Vittorio Emanuele III incaricò Mussolini di formare un nuovo governo.

La campagna elettorale e le successive elezioni del 1924 furono segnate da un clima di intimidazione e da ripetute violenze dei sostenitori del PNF, tra cui le Camicie Nere, come denunciato da Matteotti nella seduta parlamentare del 30 maggio 1924. Matteotti venne rapito e assassinato da una squadra fascista il 10 giugno. Il 3 gennaio dell’anno successivo Mussolini si assunse la piena responsabilità del clima del periodo.

Nel 1926 vennero poi emanate le leggi “fascistissime”, che abolivano il diritto allo sciopero e la libertà di stampa. Nel 1927 venne creata l’OVRA, il cui compito era fermare tutte le forme di antifascismo. I metodi impiegati includevano la tortura e le percosse. 

Il 1938 segna uno dei capitoli più bui della storia italiana, con l’emanazione delle leggi razziali, che discriminavano tutti gli ebrei italiani. Nel 1943, con l’occupazione nazista, iniziarono le persecuzioni, che portarono alla morte di oltre 7.600 ebrei italiani. 

Conclusioni

Il termine “Liberazione” viene quindi usato per ricordare la fine di un periodo di governo autoritario, in cui mancavano moltissimi diritti. Con la fine del ventennio fascista e dell’occupazione, poi, terminarono anche le persecuzioni verso gli ebrei e gli oppositori del PNF, così come terminarono le violenze perpetrate dalla Wehrmacht alla popolazione. Bisogna infatti ricordare le rappresaglie che l’esercito tedesco compiva a seguito di azioni dei partigiani. Per ogni soldato tedesco ucciso venivano sterminati dieci civili innocenti. 

La fine del fascismo in Italia portò quindi all’attenzione verso il rispetto dei diritti umani, alla libertà di stampa e alla libertà di espressione. Le atrocità commesse dal regime vengono ricordate anche attraverso monumenti, pietre d’inciampo, opere d’arte e opere letterarie.

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