CHI CI SALVERÀ? LA SFIDA, APPENA INIZIATA, TRA SANITÀ PUBBLICA E SANITÀ PRIVATA

Una nostra conoscente, Elisabetta, italiana di Udine, che vive a Cincinnati, ci ha raccontato un’esperienza che, se accadesse in Italia, ci apparirebbe surreale e inverosimile. Un evento che è invece frequente negli Stati Uniti e che potrebbe divenire comune anche nel nostro Paese se la Sanità Pubblica perdesse l’efficacia e l’universalità attuale.

Il racconto

Non molto tempo fa, una notte d’inverno, ho dovuto accompagnare d’urgenza in ospedale mio figlio per un improvviso, quanto grave episodio diabetico. Forse in Italia”, ci racconta Elisabetta infervorata, “avremmo dovuto fare chissà quale trafila prima di sapere di cosa si trattasse e magari aspettare al pronto soccorso per ore ed ore, come mi dicono che accade sempre più di frequente. Negli Stati Uniti, invece, già quella notte stessa abbiamo avuto la diagnosi definitiva e una prima serie di trattamenti. Una settimana dopo, quando hanno dimesso mio figlio, ci hanno però presentato una parcella da 28.000 dollari, che erano, peraltro, certi di ricevere per intero, avendo avuto cura, prima di ogni altra cosa, di verificare la copertura della nostra assicurazione.”

La riflessione

Questo mi ha fatto riflettere su quanto sia fortunata l’Italia ad avere un servizio sanitario che copre eventi di questo genere senza costi per i cittadini.”, continua Elisabetta, senza nascondere un po’ di invidia per un sistema di welfare che negli Stati Uniti non esiste. “Ho visto famiglie americane distrutte dalle spese mediche.”, continua sempre più precisa, “Come quella volta in cui un padre ha dovuto ricorrere al crowdfunding per pagare le cure oncologiche del figlio. Una situazione del genere in Italia sarebbe inconcepibile con la vostra Sanità Pubblica. Spero proprio che l’efficienza e l’accessibilità del vostro sistema sanitario si mantengano tali per molto tempo, onde evitare che anche voi dobbiate affrontare simili difficoltà.

Qualche precisazione storica e sociale

Una volta non era insolito vedere raccolte fondi per trattamenti medici all’estero, una pratica che oggi in Italia appare meno comune. Il merito è del Servizio Sanitario Nazionale, pilastro del nostro sistema di welfare sin dal 1978, che ha abituato i cittadini italiani a un’assistenza sanitaria inclusiva e universale. Per contro, negli Stati Uniti il “debito medico” è una problematica diffusa e radicata nella società, con una percentuale significativa di popolazione che si trova a dover fronteggiare ingenti debiti per le cure ricevute. Questo tipo di debito non colpisce solo chi è privo di assicurazione, ma anche chi, nonostante sia assicurato, si trova a gestire costi sanitari non coperti interamente dalle polizze. La condizione finanziaria precaria legata alla salute è una realtà per molti americani, ed è il simbolo stesso di un sistema sanitario quasi esclusivamente privatistico, che lascia spesso gli individui esposti a rischi economici notevoli (il 41% degli adulti USA ha debiti legati a cure mediche).

Le reazioni possibili

La nostra reazione difronte ai racconti e ai dati sul sistema sanitario americano può variare in base alla sensibilità di ognuno, al nostro stato d’animo o, meglio, alla nostra stessa idea di Stato. Potremmo criticare aspramente il loro sistema sanitario per la sua apparente insensibilità e demonizzare il cinismo delle compagnie assicurative. Tuttavia, questo sarebbe un approccio superficiale e ingenuo. Superficiale, perché nel giudicare il sistema sanitario statunitense bisogna tener conto del fatto che, nonostante le evidenti criticità, quasi sempre le cure offerte sono tempestive e di alto livello, molto più professionali e accurate di quelle che riceviamo in Italia. Ingenuo perché le assicurazioni sono entità profit che mirano, per loro natura, a massimizzare gli utili, ma che propongono sempre più spesso soluzioni che garantiscono una certa tranquillità anche a famiglie a medio o basso reddito.

Un’altra reazione potrebbe essere quella di abituarsi ai continui racconti dei problemi del sistema sanitario americano, che tendono a sembrarci irrilevanti fino a quando non ci colpiscono direttamente. Questi racconti dovrebbero invece spingerci a considerare la reale possibilità che anche noi potremmo trovarci in circostanze analoghe e tale consapevolezza dovrebbe diventare ancor più significativa in un periodo in cui il nostro Servizio Sanitario Nazionale sta affrontando difficoltà evidenti, come dimostrano le crescenti liste di attesa.

La speranza

Queste storie sottolineano l’importanza di considerare la salute come un bene comune, una risorsa che, nonostante sia vitale, non è garantita senza un impegno collettivo. È fondamentale che i responsabili politici e i cittadini riconoscano che la tutela della salute deve essere una priorità assoluta. È altresì essenziale che ognuno di noi faccia la propria parte, sia utilizzando responsabilmente le risorse sanitarie disponibili sia contribuendo a formare una coscienza critica collettiva che possa influenzare le decisioni politiche ed economiche. In caso contrario, ci si espone al rischio metaforico di trovarsi nella posizione della rana nella fábula di Chomsky, che si accorge troppo tardi di essere immersa nell’acqua che sta per bollire.

Nota

Le riflessioni presenti nel testo sono state ispirate da un recente articolo di Luigi Ripamonti, pubblicato sul Corriere della Sera.

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