CRISI ALIMENTARE E GUERRE: COME L’EUROPA PUÒ PREPARARSI A UN FUTURO INCERTO

Introduzione

Con l’invasione russa dell’Ucraina, molte cose sono cambiate dal punto di vista economico. L’inflazione, già in aumento a causa della ripresa post-COVID-19, è ulteriormente cresciuta, portando all’innalzamento dei tassi di interesse e rendendo più onerosi i prestiti bancari. Un’altra conseguenza è stato l’aumento del prezzo del petrolio, che ha avuto ripercussioni sui consumatori. Nell’estate del 2023, si è poi verificato El Niño, un fenomeno meteorologico che impatta le temperature globali, causando un aumento generale.

L’insieme di questi fattori ha colpito anche il settore alimentare, portando a una ridotta offerta di molti alimenti, alcuni dei quali fondamentali. La preoccupazione ha colpito anche l’Unione Europea, che ha recentemente condotto una simulazione per prevenire uno scenario di carestia.

Le cause della preoccupazione

Tra le cause della preoccupazione c’è sicuramente la guerra russo-ucraina. Prima del conflitto, l’Ucraina era un importante produttore di grano, esportato non solo in Europa ma anche in altre parti del mondo. Allo stesso tempo, la Russia era un rilevante produttore di petrolio e gas naturale. Con la guerra, una parte dei terreni coltivati è stata distrutta o trasformata in campi minati. Inoltre, le esportazioni di grano via mare, che costituivano oltre il 90% delle esportazioni totali, sono state gravemente danneggiate. Le sanzioni alla Russia hanno poi fatto aumentare il prezzo del greggio.

Tuttavia, la guerra in Ucraina non è l’unica causa di preoccupazione. Un ruolo di primo piano è assunto da El Niño, un fenomeno meteorologico che consiste nell’innalzamento delle temperature marine dell’Oceano Pacifico meridionale di almeno 0,5 gradi centigradi. Gli effetti per le aree limitrofe includono inondazioni e una drastica diminuzione del pescato. A livello globale, si verifica un innalzamento delle temperature e una diffusa siccità.

Gli effetti di El Niño si sommano a quelli già evidenti del cambiamento climatico, alterando il meteo e creando condizioni molto sfavorevoli per l’agricoltura. Si stima che nel 2022 il cambiamento climatico abbia ridotto i guadagni del settore agricolo dell’Unione Europea di circa 50 miliardi di euro.

Infine, tra le cause di preoccupazione c’è il divieto imposto dall’Indonesia sull’esportazione dell’olio di palma, di cui il Paese è il maggior produttore.

La simulazione

Queste preoccupazioni hanno portato alcuni esperti dell’UE a condurre una simulazione su uno scenario di carestia, per poter prevedere e gestire gli effetti. Uno dei partecipanti ha raccontato a Bloomberg come si è svolto il tutto.

Il punto di partenza è il 2025, con un aumento della percentuale di coltivazioni che non crescono con successo. Questo porta a un impatto per i fattori, che devono pagare di più per nutrire il bestiame. Una parte del raccolto importato viene poi venduta ai migliori offerenti.

Anche la limitata offerta di olio di palma ha un impatto significativo, portando a una riduzione nella produzione di prodotti come il pane. Tra la popolazione crescono le teorie complottiste, le voci che accusano le aziende di pensare solo ai profitti e la disinformazione.

Nella seconda metà del 2025, i ladri iniziano a saccheggiare i supermercati, e la polizia fatica a contenere le rivolte. In Germania, non si trovano carne e pesce, e i fattori stanno andando in bancarotta. Nel frattempo, il pubblico inizia a scambiare strumenti finanziari basati sui prodotti agricoli, mentre le piccole fattorie falliscono una dopo l’altra. Gli attacchi contro gli immigrati aumentano.

Le soluzioni

I partecipanti si sono quindi divisi in gruppi per cercare soluzioni, e a ognuno è stato assegnato un ruolo. Ogni gruppo ha lavorato a varie politiche con l’obiettivo di gestire la crisi, accumulare riserve di cibo e provvedere ai più vulnerabili.

Tra i temi discussi c’è stata anche la dipendenza eccessiva dalle importazioni di coltivazioni come la soia, necessarie per il mantenimento del bestiame. Una task force ha quindi spinto per tagliare i sussidi per i fattori.

Nel secondo giorno di simulazione, ci si è concentrati sulla proposta di politiche di gestione e sono state tratte delle conclusioni. I partecipanti erano d’accordo sul fatto che l’alimentazione dei cittadini debba orientarsi verso alternative più sane, allontanandosi dalla carne.

Sono poi state discusse altre tematiche, tra cui il mantenimento delle riserve di cibo, la sicurezza alimentare, il bioterrorismo, le malattie di origine animale e la campagna contro la disinformazione.

Conclusioni

Chris Hegadorn, una diplomata americana in pensione che ha contribuito a organizzare la simulazione, ha affermato che pochi governi europei sarebbero pronti ad affrontare una crisi alimentare di tale portata. Secondo Hegadorn, possiamo e dobbiamo fare ancora molto per prepararci a simili scenari.

L’importanza di questa simulazione risiede nel fatto che ha messo in luce le vulnerabilità attuali e ha fornito una piattaforma per discutere soluzioni pratiche e attuabili. Le sfide evidenziate – dalla dipendenza dalle importazioni alimentari alle difficoltà nel mantenere le riserve di cibo, passando per la gestione della disinformazione e la sicurezza alimentare – richiedono una risposta coordinata e multifaccettata.

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