NOVANTANOVE ANNI DI “NEW YORKER”, LA RIVISTA CHE HA CAMBIATO IL GIORNALISMO

Introduzione: un omaggio al “New Yorker

In questo articolo, vogliamo rendere omaggio al “New Yorker”, una delle riviste culturali più importanti e influenti al mondo, che compirà 100 anni fra poco più di un anno. Da quando è apparsa per la prima volta nel febbraio del 1925, essa ha definito e continuato a ridefinire il panorama dei media, diventando un punto di riferimento imprescindibile per chiunque sia appassionato di cultura, letteratura, politica e società.

Leggere il “New Yorker” è un’esperienza che va oltre la semplice informazione o intrattenimento. È un viaggio attraverso la storia, la cultura e le idee che hanno plasmato e continuano a plasmare il nostro mondo. Che conosciate l’inglese alla perfezione o che abbiate bisogno del traduttore, immergersi nelle sue pagine è un’esperienza eccitante e coinvolgente che non potete negarvi, specie se, per piacere o professione, trasmettere quotidianamente sapere e conoscenza.

L’origine

Il “New Yorker” nacque il 21 febbraio 1925, dall’idea di Harold Ross, un editore con l’ambizione di creare una rivista che non fosse, come ripeteva sempre, “solo per la vecchia signora di Dubuque” (l’equivalente della casalinga di Voghera). Con il sostegno finanziario di Raoul Fleischmann, Ross lanciò una pubblicazione che avrebbe combinato umorismo, critica sociale, e giornalismo letterario di alta qualità.

Voci di un’epoca: i maestri della parola e dell’arte che hanno definito il New Yorker

Il “New Yorker” ha ospitato le voci di alcuni dei più brillanti scrittori, giornalisti e artisti del XX e XXI secolo. Ecco un elenco di alcune figure chiave che hanno contribuito a definire la rivista:

  • E.B. White: Notato per il suo stile elegante e la sua prosa limpida, White ha contribuito con saggi e commenti che sono diventati classici del genere.
  • James Thurber: Uno dei più famosi umoristi americani, Thurber ha deliziato i lettori con le sue vignette e storie brevi, spesso caratterizzate da un umorismo sottile e una profonda introspezione.
  • John Updike: Conosciuto per la sua prosa precisa e dettagliata, Updike ha contribuito con racconti e saggi che esplorano la condizione umana con sensibilità e intelligenza.
  • Truman Capote: Autore di “A sangue freddo” e “Colazione da Tiffany”, Capote ha scritto per il “New Yorker” alcuni dei suoi pezzi più memorabili, dimostrando la sua abilità nel giornalismo narrativo.
  • J.D. Salinger: Prima di raggiungere la fama con “Il giovane Holden”, Salinger pubblicò diverse storie brevi sul “New Yorker”, che hanno contribuito a stabilire la sua reputazione come voce significativa della letteratura americana.
  • Dorothy Parker: Famosa per il suo spirito tagliente e la sua penna affilata, Parker ha contribuito con poesie e recensioni che hanno catturato l’essenza della vita urbana e delle sfide sociali.
  • Susan Sontag: Intellettuale e critica, Sontag ha scritto saggi profondi che hanno esplorato temi come l’arte, la politica e la morale.
  • Malcolm Gladwell: Conosciuto per i suoi approfondimenti su psicologia, sociologia e comportamento umano, Gladwell ha scritto articoli che hanno spesso sfidato le percezioni convenzionali.
  • Roz Chast: Le sue vignette, spesso umoristiche e profondamente umane, hanno offerto uno sguardo unico sulla vita quotidiana e le ansie moderne.
  • Woody Allen: Conosciuto principalmente come regista e attore, Allen ha anche scritto una serie di racconti umoristici per il “New Yorker”, caratterizzati dal suo stile ironico e arguto.
  • Toni Morrison: Premio Nobel per la letteratura, Morrison ha contribuito al “New Yorker” con saggi e articoli che riflettono la sua profonda comprensione delle dinamiche razziali e sociali.
  • Vladimir Nabokov: L’autore di “Lolita”, ha pubblicato diverse opere sul “New Yorker”, tra cui racconti e poesie che mostrano la sua abilità narrativa e il suo stile unico.
  • Saul Bellow: Vincitore del Premio Nobel, Bellow ha contribuito con racconti e saggi che esplorano temi di identità, alienazione e ricerca di significato.
  • Haruki Murakami: Acclamato autore giapponese, Murakami ha pubblicato diverse storie sul “New Yorker”, portando il suo stile distintivo e i temi surreali a un pubblico internazionale.
  • Alice Munro: Notissima scrittrice canadese, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 2013, è nota per i suoi racconti che esplorano la complessità della vita umana con una prosa chiara e penetrante.
  • Richard Yates: Scrittore americano noto soprattutto per il romanzo “Revolutionary Road”, ha contribuito al “New Yorker” con decine di racconti che esplorano temi di alienazione, aspirazione e delusione nella vita suburbana americana.

La redazione del New Yorker: collaboratori e sedi

Il “New Yorker” non è solo una raccolta di voci influenti, ma anche il risultato del lavoro di una redazione dinamica e di una vasta rete di collaboratori. Ecco uno sguardo alla struttura redazionale e alle sedi storiche e attuali della rivista.

Collaboratori e Staff:

La redazione del “New Yorker” è composta da un team di oltre 500 persone: redattori, giornalisti, critici, illustratori e staff di supporto, che lavorano insieme per mantenere l’alta qualità e la coerenza della rivista.

Oltre al personale interno, il “New Yorker” si avvale di un ampio network di collaboratori esterni, tra cui scrittori, giornalisti freelance, artisti e fotografi, che contribuiscono con la loro unicità e prospettive diverse.

Il numero esatto di collaboratori varia da mese a mese, ma il “New Yorker” è noto per avere un rapporto stretto e continuativo con molti dei suoi contributori, alcuni dei quali scrivono per la rivista da decenni.

Sede storica e sede attuale:

La sede storica del “New Yorker” si trovava al 25 West 43rd Street, Manhattan, dove la rivista ha trascorso gran parte della sua storia. Questo edificio era noto per il suo ambiente bohémien e per essere stato un crocevia per alcuni dei più grandi talenti letterari e giornalistici.

Attualmente, la sede del “New Yorker” si trova al One World Trade Center, anche noto come Freedom Tower, a Lower Manhattan. Questa moderna struttura riflette il continuo adattamento della rivista al cambiamento e alla modernità.

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