PAROLE SENZA CONFINI: I BENEFICI SORPRENDENTI DEL BILINGUISMO

La plasticità del cervello bilingue: impatti della diversità linguistica

Un interessante ricerca pubblicata su Science Advances ha esplorato nuove frontiere nell’ambito del bilinguismo, concentrando l’attenzione non solo sulle differenze generali tra individui bilingui e monolingui, ma anche tra bilingui che padroneggiano lingue simili rispetto a coloro che gestiscono lingue molto diverse, come l’inglese e il cinese.

Il cuore dello studio ha coinvolto bilingui anglo-cinesi e anglo-francesi, esaminati tramite risonanza magnetica funzionale mentre osservavano immagini, lettere o parole nelle loro rispettive lingue. I risultati sono stati sorprendenti: mentre nel cervello di coloro che parlano due lingue simili l’area visiva che processa la forma delle parole si attiva in modo uniforme per entrambe le lingue, nei bilingui anglo-cinesi si illuminano specifici “neuroni cinesi”.

Gli autori della ricerca descrivono queste aree attive come una “costellazione di aree specializzate” che riconoscono le parole cinesi, sovrapponendosi alle aree cerebrali preposte al riconoscimento facciale. Minye Zhan, la cognitivista che ha guidato lo studio, illustra che così come percepiamo un volto interamente e non come insieme di parti separate (naso, occhi, bocca), i bilingui cinesi vedono le parole nel loro insieme. Questo meccanismo suggerisce che lingue strutturalmente diverse possono modellare il cervello in maniere uniche, dotandolo di peculiari capacità di riconoscimento e processamento.

Al di là di questo specifico fenomeno, le ricerche dimostrano che il cervello bilingue, in generale, presenta una maggiore efficienza operativa. Questo include miglioramenti nella memoria di lavoro e nella capacità di focalizzazione su dettagli rilevanti, particolarmente in contesti che richiedono decisioni rapide e concentrate. Il cervello bilingue, abituato a sopprimere attivamente la lingua non utilizzata in un dato momento, mostra una superiore capacità di concentrarsi su un compito alla volta, sfruttando al meglio le proprie risorse cognitive.

Neuroni e bilinguismo: riserve cognitive e longevità mentale

I benefici del bilinguismo si estendono ben oltre la mera capacità di comunicare in più lingue. Recenti studi, come quello condotto dal German Center for Neurodegenerative Diseases di Bonn, rivelano che il bilinguismo precoce—l’apprendimento di una seconda lingua nei primi anni di vita—non solo migliora le capacità di apprendimento e memoria e ottimizza le funzioni esecutive, ma influisce anche sulla struttura fisica del cervello, incrementando la quantità di materia grigia in specifiche aree cerebrali.

Queste modificazioni strutturali sembrano offrire una protezione duratura contro il declino cognitivo legato all’età. Parlando fluentemente due lingue quotidianamente—anche se la seconda lingua è stata appresa in età adulta—si potrebbe ritardare l’insorgenza dei sintomi di demenza e rallentare la progressione di malattie neurodegenerative fino a quattro o cinque anni. I bilingui hanno dimostrato di poter compensare più efficacemente la perdita di neuroni, sfruttando una riserva di neuroni e connessioni neuronali più robusta.

È importante sottolineare che i vantaggi cognitivi del bilinguismo non derivano tanto dalla quantità di lingue conosciute, quanto dalla profondità di padronanza di queste lingue. La vera competenza linguistica, che va oltre una superficiale familiarità con molti idiomi, si ottiene attraverso l’immersione totale nella lingua e pratica costante, ad esempio attraverso conversazioni frequenti, visione di film in lingua originale, e altre opportunità di utilizzo attivo della lingua.

Questi dati supportano l’idea che il bilinguismo non solo arricchisca culturalmente, ma funzioni anche come una sorta di “allenamento mentale”, rinforzando il cervello contro il declino cognitivo e migliorando la qualità della vita nelle sue fasi più avanzate.

Miti sfatare: il bilinguismo nei contesti infantili

Contrariamente alle preoccupazioni che possano esserci riguardo l’impatto del bilinguismo sui bambini, studi recenti dimostrano che il cervello umano è innatamente predisposto a gestire più linguaggi. Una ricerca condotta dalla New York University ha rivelato che il passaggio tra diverse lingue è un processo naturale e fluido, in quanto il cervello utilizza gli stessi meccanismi neurali per elaborare le parole, sia che si tratti di un singolo idioma che di due linguaggi diversi.

L’analisi ha evidenziato che, nei bilingui coreano-inglese, le aree cerebrali attivate durante la comprensione di espressioni in una singola lingua o in combinazioni delle due sono identiche. In particolare, il lobo temporale anteriore sinistro—una regione cruciale nell’integrazione dei significati delle parole—si attiva in modo simile indipendentemente dalla lingua parlata, rendendo il passaggio da una lingua all’altra immediato e senza sforzo.

Ulteriori conferme sulla fluidità del bilinguismo emergono da uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Cortex, il quale dimostra che i bilingui sono altrettanto rapidi dei monolingui nel trovare e pronunciare la parola giusta. Mentre una persona che parla una sola lingua impiega circa 0,05 secondi per evocare la parola desiderata, i tempi per i bilingui sono simili, oscillando tra 0,04 e 0,06 secondi. Questo studio sottolinea che le parole nella seconda lingua non creano confusione nel cervello: esse sono attivate e richiamate con la stessa automaticità dei monolingui, in un fluente scambio interlinguistico che si verifica all’interno della regione temporo-parietale del cervello.

Questi risultati ribadiscono che il bilinguismo non solo è una capacità naturale del cervello umano, ma può anche arricchire le competenze linguistiche senza compromettere la velocità o l’efficienza del processo di comunicazione. Il bilinguismo nei contesti infantili, dunque, non solo non è dannoso, ma è un arricchimento cognitivo che prepara i bambini a un mondo sempre più globalizzato e multilingue.

Vantaggi del bilinguismo: crescita, cognizione e connessione sociale

I genitori di bambini che crescono in ambienti bilinguistici possono effettivamente sentirsi rassicurati riguardo ai benefici di tale esposizione. Nonostante le preoccupazioni iniziali che l’apprendimento di più lingue possa confondere i piccoli o rallentarne lo sviluppo, gli studi dimostrano il contrario. È vero che i bambini bilingui possono iniziare a parlare leggermente più tardi o mostrare preferenze per una delle lingue, affrontando difficoltà iniziali nell’altra. Tuttavia, col tempo, il loro cervello, naturalmente predisposto alla multilinguismo, trae grandi vantaggi da questa capacità.

Bambini esposti a più lingue fin dalla nascita tendono a sviluppare precoce competenza nella lettura e ad acquisire ulteriori lingue con maggiore facilità rispetto ai loro coetanei monolingui. Questa precoce esposizione linguistica non solo migliora le capacità cognitive ma anche quelle sociali. I bambini bilingui spesso possiedono una maggiore capacità di comprendere prospettive diverse, favorendo un’intelligenza sociale più sviluppata che li aiuta a navigare e adattarsi in varie situazioni interpersonali.

Motivazione e apprendimento linguistico

L’ideale sarebbe un bilinguismo precoce e bilanciato, ossia acquisire due o più lingue fin dalla tenera età con una competenza equilibrata in ciascuna. Tuttavia, la realtà mostra che molti imparano una seconda lingua a scuola o in età adulta. Le ricerche continuano ad indagare se i vantaggi cognitivi si estendano anche a chi apprende una lingua più tardi. Anche se l’apprendimento tende a essere meno intuitivo con l’età, chi inizia in età scolare può comunque raggiungere una padronanza comparabile a quella dei bilingui precoci e bilanciati.

Il fattore cruciale nell’apprendimento linguistico è il coinvolgimento personale. L’efficacia nell’apprendere una nuova lingua dipende dall’ascolto attivo e dall’interazione in contesti significativi e motivanti. Materiali come libri, video, giochi e conversazioni reali sono strumenti molto più efficaci rispetto all’apprendimento passivo in ambienti accademici tradizionali. La motivazione personale gioca un ruolo chiave, stimolando l’uso attivo della lingua e facilitando un apprendimento più profondo e duraturo.

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