SHEIN: L’ILLUSIONE DELLA SOSTENIBILITÀ E LE OMBRE DEL FAST FASHION

La realtà di Shein

Shein, come la maggior parte dei lettori sa, è un’azienda cinese di fast fashion, ed è la più grande al mondo, con la vendita dei suoi prodotti in più di 150 Paesi. Fondata nel 2008 dall’imprenditore cinese Chris Xu, Shein è arrivata oggi ad accaparrarsi il 50% del mercato mondiale del fast fashion, raggiungendo un fatturato di 10 miliardi di dollari nel 2020, 22,7 miliardi nel 2022 e oggi oltre 30 miliardi. Con i suoi 10.000 dipendenti e macchine intelligenti, Shein riesce ogni giorno a proporre 6.000 nuovi prodotti, tutti venduti a prezzi molto ridotti, grazie anche alla bassa qualità dei materiali.

Impatto ambientale

Essendo Shein un’azienda di fast fashion che produce ogni giorno merce in quantità esponenziali, si generano enormi quantità di rifiuti tessili inquinanti. Greenpeace, a seguito di diverse analisi in laboratorio, ha rivelato che i prodotti Shein contengono ftalati, formaldeide e nichel in quantità che superano i livelli consentiti dalle leggi europee. Uno dei capi analizzati era una giacca per bambini, all’interno della quale sono stati trovati PFAS, ftalati e piombo, quest’ultimo presente in quantità quasi 20 volte superiori rispetto ai livelli considerati sicuri da Health Canada.

Un rapporto di Bloomberg stima che il 95,2% dei prodotti dell’azienda contenga microplastiche. Inoltre, per dare alle loro merci colori brillanti a basso costo, Shein utilizza coloranti azoici, che possono rilasciare ammine aromatiche potenzialmente cancerogene, e per questo motivo sono vietati in Europa dal 2002. Nonostante gli articoli dell’azienda siano a tutti gli effetti illegali in Europa, vengono ancora venduti nei Paesi del continente, poiché non sono prodotti all’interno di esso, ma in Cina.

Impatto etico

La regione cinese dello Xinjiang è uno dei maggiori produttori di cotone al mondo, e una nuova indagine ha tracciato l’origine del cotone di alcuni capi di Shein proprio nello Xinjiang. Secondo un rapporto di Bloomberg, in questa regione esiste una forma di persecuzione della minoranza musulmana degli Uiguri, che gli Stati Uniti e altre nazioni occidentali affermano come reale, dichiarando che il governo cinese li ha imprigionati e portato avanti una campagna di lavoro forzato nei campi di cotone, proprio quelli da cui Shein dovrebbe acquistare le sue materie prime.

Un’altra inchiesta, trasmessa da Channel 4 nel 2022, ha rivelato che in due fabbriche del colosso situate a Guangzhou, i lavoratori operano in condizioni igieniche pessime e sono costretti a orari di lavoro massacranti di 18 ore al giorno, senza weekend e con solo un giorno di riposo al mese. Essi sono inoltre obbligati a produrre almeno 500 capi al giorno, con una paga di 4 centesimi per prodotto realizzato, stimando così uno stipendio di circa 7.200 euro annui.

A seguito di questa inchiesta, nell’agosto 2023, Shein ha deciso di invitare sei influencer in uno dei suoi stabilimenti, mostrando, al contrario dell’emittente britannica, dipendenti felici, condizioni igieniche buone, automazione, zone lavorative distanziate e persino aree relax. Tuttavia, il riscontro non è stato quello desiderato dall’azienda. Infatti, le influencer, dopo aver postato dei video in cui elogiavano Shein, sono state prese di mira e criticate sui social, motivo per il quale molte si sono tirate indietro, eliminando i post e pubblicandone di nuovi in cui si scusavano per non aver fatto ricerche e per non essersi informate sulla reale condizione dei lavoratori di Shein.

Conclusioni

Shein sembra continuare a cercare di migliorare la sua immagine con campagne sostenibili, ma questo significa che il loro sistema lavorativo sia realmente cambiato? Purtroppo, non possiamo saperlo con certezza a causa della mancanza di trasparenza da parte dell’azienda. È improbabile che una società così potente cambi radicalmente le sue pratiche, che finora le hanno garantito alta popolarità e profitti significativi.

Come possiamo allora evitare di impattare ancora di più il nostro pianeta e le persone? Finché le leggi europee riguardanti queste tematiche non verranno applicate anche nel resto del mondo, l’unica cosa che possiamo fare è cercare di diventare più consapevoli delle nostre azioni e diffondere questa consapevolezza alle persone che ci circondano. Evitiamo di contribuire alla crescita del potere dei fast fashion come Shein e di altre realtà simili, scegliendo invece prodotti più sostenibili sia a livello ambientale che etico.

Il nostro potere di consumatori non va sottovalutato. Ogni acquisto può rappresentare un voto per il tipo di mondo che vogliamo costruire. Optare per marchi che rispettano i diritti dei lavoratori e che adottano pratiche sostenibili può fare una grande differenza. Educare noi stessi e gli altri sull’impatto delle nostre scelte è fondamentale per promuovere un cambiamento positivo.

In definitiva, la responsabilità di creare un futuro più sostenibile e giusto non ricade solo sulle spalle delle aziende, ma anche su ciascuno di noi come consumatori informati e attivi. Solo attraverso un impegno collettivo possiamo sperare di contrastare le pratiche dannose del fast fashion e contribuire a un mondo migliore.

Numero visualizzazioni: 6

Ultimi articoli

Iscriviti alla newsletter

Riceverai informazioni aggiornate sulle nostre iniziative e pubblicazioni speciali

Aiutaci a migliorare

Rispondi a poche, semplici domande e consentici di rendere la nostra rivista ancora più utile ed efficace.