UNA NUOVA COMPAGNA DI CLASSE: LA STORIA DI UNA RAGAZZA PALESTINESE NELLA NOSTRA SCUOLA

Recentemente, nella nostra classe è arrivata una nuova compagna, una ragazza proveniente dalla Palestina. È una rifugiata politica che ha lasciato la sua casa nella Striscia di Gaza per mettere in salvo se stessa e la sua famiglia dalla guerra che ancora oggi sta devastando città e persone innocenti. La sua storia ci ha subito colpiti e affascinati. Senza entrare nel privato, le abbiamo fatto alcune domande sulle condizioni di vita in Palestina, in particolare sulla scuola, e sulle sue prime impressioni qui in Italia, inclusa l’accoglienza ricevuta.

La nostra nuova compagna ci ha raccontato che è arrivata in Italia a marzo. Inizialmente si trovava a Napoli e, dopo due mesi, è giunta qui a Pordenone, dove è stata accolta e dove ora vive con i suoi genitori e suo fratello. Ci ha riferito che l’accoglienza italiana è stata molto gradita e apprezzata; si è subito trovata bene, infatti non sente l’Italia un paese totalmente straniero per lei, ma si sente come se fosse già parte integrante della società nonostante ancora non parli la nostra lingua. Essendo originaria della Palestina, non ha vissuto tranquillamente quest’ultimo anno, poiché la situazione in Palestina è piuttosto complessa, sono molto frequenti violenze e bombardamenti, insomma, non un ambiente ideale in cui passare la propria infanzia o adolescenza.

Attualmente, la Palestina è ancora coinvolta in un conflitto complesso con Israele per il controllo del territorio. Le tensioni tra i due paesi sono alte e si sono verificati episodi di violenza e scontri, soprattutto nella Striscia di Gaza, che è stata soggetta a pesanti bombardamenti da parte di Israele in risposta ai razzi lanciati dai gruppi armati palestinesi. Oltre a questo, la situazione politica interna palestinese è instabile, con disaccordi tra i diversi movimenti e fazioni politiche, in particolare tra Hamas, che controlla Gaza, e Fatah, che controlla la Cisgiordania. La comunità internazionale continua a chiedere una soluzione al conflitto e a sostenere i negoziati di pace tra Israele e i palestinesi; tuttavia, le prospettive di una soluzione a lungo termine sembrano ancora remote, data la complessità e la sensibilità della questione.

La nostra compagna ci diceva che l’Italia è un paese considerato amico della Palestina dal punto di vista politico ed economico. Infatti, il nostro paese è impegnato nella promozione dei diritti umani e della soluzione dei conflitti nella regione, ma è considerato positivamente anche dalle persone residenti nel territorio. Loro considerano l’Italia come un paese solidale formato da persone disponibili e altruiste, questo è testimoniato anche da lei stessa, che arrivata in Italia si è subito sentita aiutata e soprattutto accettata dagli italiani. Tuttavia, nonostante l’accoglienza calorosa, ha incontrato alcune difficoltà nell’integrarsi a scuola e comprendere il sistema educativo italiano, sia perché non parla l’italiano e quindi la comunicazione è molto difficile, sia perché il sistema scolastico palestinese presenta molte differenze rispetto a quello del nostro paese.

Le principali differenze tra i due sistemi scolastici riflettono le tradizioni culturali, linguistiche e socio-economiche dei rispettivi paesi. Lei ha sottolineato alcune differenze che ha personalmente riscontrato nella nostra scuola rispetto alla sua precedente: la durata della ricreazione è di 10 minuti e non di 30 come nella sua vecchia scuola, e la durata delle lezioni è di 1 ora invece che di 45 minuti. Lì, è vietato portare il telefono a scuola, una restrizione che rende la quotidianità scolastica molto diversa dalla nostra. Inoltre, in Palestina c’è un rigoroso codice di abbigliamento, spesso legato alle tradizioni religiose, che determina cosa si può indossare. Ma oltre a queste ci sono molte altre differenze tra i due sistemi scolastici.

In primis, è diversa la struttura educativa: il sistema scolastico palestinese segue il modello dei paesi arabi, che prevede l’istruzione primaria dai 6 ai 12 anni, l’istruzione secondaria dai 12 ai 18 anni e in seguito l’istruzione superiore. In Italia, invece, l’istruzione è divisa in tre cicli: scuola dell’infanzia, scuola primaria e scuola secondaria di primo e secondo grado. Cambia anche la lingua di insegnamento; in Palestina, l’arabo è la lingua principale di insegnamento, mentre in Italia la lingua ufficiale utilizzata nelle scuole è l’italiano. Per quanto riguarda le materie di studio, ce ne sono alcune in comune fra i due sistemi scolastici come ad esempio la lingua inglese, la matematica, le scienze, altre invece sono diverse: l’arabo in Palestina e in Italia l’italiano. Oltre a queste due lingue, in Palestina non si studiano materie come la storia dell’arte, la musica e altre lingue straniere.

Anche il sistema di valutazione è differente nei due paesi presi in considerazione: in Palestina, gli studenti vengono valutati principalmente tramite esami scritti e orali, mentre in Italia la valutazione avviene attraverso voti numerici da 0 a 10 durante l’anno scolastico. L’accesso all’istruzione in Palestina può essere limitato a causa di conflitti politici e socio-economici, mentre in Italia l’istruzione è garantita a tutti i cittadini fino ai 16 anni di età. In Palestina, di solito le scuole sono separate per maschi e femmine. Questo è principalmente per motivi culturali e religiosi; tuttavia, ci sono anche alcune scuole miste che accettano sia maschi che femmine, specialmente nelle aree urbane e nei livelli di istruzione superiore. Dipende quindi dalla scuola specifica e dalle preferenze dei genitori e degli studenti, ma nel paese dove abitava lei c’era un edificio costruito appositamente per l’istruzione maschile e uno per l’istruzione femminile, dove anche gli insegnanti erano divisi in base al sesso. Queste differenze ci hanno fatto riflettere su quanto la cultura e le regole scolastiche possano variare da un paese all’altro.

Le donne in Palestina non sempre hanno gli stessi diritti degli uomini e spesso a loro non viene garantito il diritto e l’accesso all’istruzione. La situazione scolastica delle donne presenta diversi ostacoli e sfide. Ad esempio, le ragazze palestinesi devono affrontare le restrizioni di movimento imposte dalle autorità israeliane, che possono limitare l’accesso alle scuole e rendere difficile il completamento degli studi. Inoltre, la situazione politica e socio-economica instabile nella regione può influenzare negativamente l’istruzione delle donne palestinesi, che spesso affrontano discriminazioni di genere e disuguaglianze nell’accesso all’istruzione rispetto ai loro coetanei maschi.

La nostra nuova compagna ci ha raccontato che nel tempo libero dopo scuola in Palestina c’è l’usanza di leggere e studiare il Corano, ma lei oltre a questo andava al parco giochi o ascoltava la musica, sia araba che internazionale. Tuttavia, molte attività le erano vietate essendo donna; ad esempio, ora ha la possibilità di giocare a calcio e praticare nuoto, sport che fino ad ora le erano stati negati, e questa “nuova” libertà per lei ha una grande importanza.

Tutta la nostra classe è consapevole che con il suo viaggio verso l’Italia, ha dovuto abbandonare tutto ciò che amava con la speranza di crearsi una nuova vita e un futuro migliore. La sua esperienza ci ha offerto una nuova prospettiva e ci ha fatto riflettere sulla forza e il coraggio necessari per affrontare un cambiamento così radicale. Per questo le auguriamo di poter ritrovare in Italia una popolazione che la accolga per il meglio e la faccia sentire di nuovo serena.

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